lunedì 21 giugno 2010

18 Marzo 2009, ore 10:17 (parte seconda)

Scendo in sala parto a piedi. Nonostante tutto, le gambe mi reggono ancora, benchè assomigli ad una lumaca e mi lasci dietro scie bagnate ad ogni contrazione. Ho caldo. Non vedo l'ora di levarmi sta cavolo di felpa di dosso. Ma perchè, poi, mi sono messa una felpa di pile? Ah sì, perchè sono uscita di casa all'alba e faceva freddo. Sì, ma ora sto facendo la schiuma.
Arriva un'ostetrica, che, senza dire AI o BAI, mi piazza sotto il sedere un pallone. Sì, un pallone, di quelli con cui si giocava da bambini. Quelli grandi, enormi, che ti ci siedi sopra e salti. Fichissimo. Quasi quasi inizio a saltellare in giro per la sala parto. Arriva un'altra contrazione, forte, e penso che forse sarà meglio soprassedere. Nel senso letterale del termine. Nel frattempo Amo', che mi segue come un'ombra senza però starmi sui piedi, mi massaggia la schiena. Quella sì che mi fa veramente male. Ogni tanto l'ostetrica ritorna a controllarmi per vedere come siamo con la dilatazione. Io, che nel frattempo mi son stufata di stare seduta sul pallone, mi alzo e comincio a passeggiare in giro per la sala. Quando arriva una contrazione canto. C'è della musica in sottofondo ed io penso che preferirei avere la selezione del mio lettore MP3. Ce l'ho nella borsa, ma a questo punto ritengo inutile tirarlo fuori. Così canto. Gli U2. Springsteen. I Bon Jovi. I Nomadi. Forse qualcosa di Vasco. Non ricordo bene. L'ostetrica mi guarda interrogativa. "Ho fatto la cantante per 20 anni, mi distrae". Sorride, annusce (sicuramente mi ha presa per scema), poi mi ricontrolla.
Si sono fatte le 9:40. Ho terribilmente sonno. Non ho dormito un accidente stanotte.
Se solo si muovesse qualcosa. Mi ricontrolla, per l'ennesima volta, e dice che c'è l'ultmo bordino del collo che non si gira, è quello che blocca il tutto. Mi dice di prendere un bel respiro. Obbedisco e, prima ancora di capire, lo rigira lei a mano. AHIA! Ecco. Tutto il mio sdegno sta in quell'ahia. E le contrazioni iniziano a farsi ballerine, meno frequenti e meno forti. Scommetto che se quel dannato bordino si fosse sistemato prima avremmo già finito. Uffa. 
Penso che tutte le mamme con cui ho parlato, erano emozionatissime, mentre partorivano. Io non vedo l'ora che finisca. Non tanto per vedere il Biscottino, ma proprio perchè sono stanca, sono esausta, e facciamola finita! Mi domando se questo non sia indicativo di uno scarso istinto materno.
Mi piazzano una dose di ossitocina nella flebo per far ripartire le contrazioni come si deve. Neanche un minuto e porcaputt! questa era VERAMENTE forte! Una, due, tre, quattro, una dietro l'altra e mi sistemano sul lettino. Avevo pensato di mettermi accucciata, ma in questo momento mi sento una foglia trasportata dal vento. Fate un po' come vi pare, basta che la finiamo. Sopra il lettino c'è una corda, lei mi dice di aggrapparmici: "Spingi, Valeria, spingi", io obbedisco. Lo sento, è proprio lì lì. "Adesso basta", penso. "O dentro o fuori, non si può andare avanti così". L'ostetrica è lì col dannato bisturi a tagliuzzarmi, arriva una contrazione e penso "FUORI!!!" Sono lì, appesa ad una corda come Tarzan sulla sua liana e non mi posso fermare, perchè ho deciso che è ora, e sono stanca, e MMMMMMMHHHHHHHHH (tutto quello che sono in grado di articolare) e lei smette di tagliare e lascia di corsa il bisturi e allunga le mani e "GNEEEEEEE!"
È mio figlio che strilla, indignato.

Sono le 10:17 del 18 Marzo 2009, è nato Diego

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