lunedì 21 giugno 2010

18 Marzo 2009, ore 10:17 (parte prima)

È il 17 Marzo, martedì. Il papà del Biscottino (da ora in poi detto "Amo'" per brevità) è ancora in coma. 
Io non ho più sonno. So che dovrei dormire adesso, perchè dopo potrebbe diventare un'utopia, ma la panza ormai è enorme, mi ci vogliono 16 manovre già solo per alzarmi dal letto. Vai, va', mi alzo e vado a fare un giro al mercato settimanale sotto casa. Già che ci sono, vado pure al bar a prendere un paio di cornetti per Amo'. Mi vesto, scendo, inizio a girellare tra i banchi, mentre penso distrattamente "Speriamo che non decida di nascere stamattina, altrimenti qui, solo per uscire con la macchina mi ci vuole mezz'ora".
Sono stata a fare il tracciato proprio il giorno prima, il Biscottino ha dormito tutto il tempo. L'infermiera ha detto "Signora, questo qui non ne vuol proprio sapere, minimo passerà un'altra settimana". Io vado a termine il 19. Due rapidi calcoli sulle fasi lunari, e penso che il prossimo cambio di fase lunare sarà il 26. Beh, no, in realtà il prossimo cambio sarebbe domani, ma visto quello che diceva l'infermiera... 
Prendo i miei cornetti al bar, passo a salutare le farmaciste, che mi chiedono se ci sono novità. No, tutto tace, non ne vuol sapere. Così esco dalla farmacia. Ma... E adesso? Cos'è, una contrazione? 
Naaaa, sarà la solita di preparazione. Passano 25 minuti e TAK! Altra contrazione. No, decisamente non mi sembra una di quelle di preparazione. Mi sembra un po' fortina. Torno a casa, nel frattempo Amo' è uscito dalla sua narcolessia e si aggira per casa con aria assente. Gli piazzo sotto il naso un cornetto, aspetto che finisca e TAK! Altra contrazione.
Ora, il mio ometto (come tanti altri ometti) è uno che ci mette un po' a rendersi conto che c'è qualcosa che non va, ma stamattina, chissà come mai, recepisce al volo. "Che c'è?"
"Au", rispondo io, che di norma sono un tantino più esauriente. Lo vedo innervosirsi all'istante.
In una frazione di secondo la mandibola si contrae, l'occhio si stringe a fessura, lo sguardo si fa sospettoso. Secondo me sta pensando anche lui al mercato sotto casa ed al fatto che per uscire dalla via bisognerà fare il giro del mondo. Cerco di tranquillizzarlo e, tanto per rafforzare il concetto, mi metto a sistemare la cucina, poi inizio a preparare il pranzo. Però, giusto per sicurezza, mentre cuoce la pasta vado a controllare la borsa dell'ospedale. C'è tutto. Manca solo la fotocamera, ma quella ce la metto all'ultimo momento (una scelta di cui mi pentirò, in seguito).
Così, di 25 minuti in 25 minuti, passa il pomeriggio. "Uhm, forse dovrei chiamare il ginecologo e sentire che dice". Il mio ginecologo è forte, una vecchia quercia, con anni ed anni di esperienza sulle spalle. Ha fatto nascere mia cognata ed anche il figlio di mia cognata. Solido. Intuisce dal battito cardiaco se il nascituro è maschio o femmina. Nel mio caso c'era poco da domandarselo, nella famiglio di Amo' le femmine sembrano bandite. Lo sapevamo che era un maschietto, prima ancora dell'eco. Del resto, poi, il biscottino non ha mai nascosto nulla, ad ogni eco era sempre lì con tutto all'aria. "Scostumato", ho pensato l'ultima volta.
Al telefono, il ginecologo mi suggerisce caldamente di andare a fare un tracciato in ospedale, tanto per vedere come procede. Lui sa già che ho intenzione di partorire altrove, data la tendenza al cesareo facile dell'ospedale locale. E poi, lui è in pensione, quindi se dev'essere un estraneo a seguirmi, preferisco farlo come dico io.
Decidiamo di andare. Mi piazzano su una sedia a rotelle e l'infermiera (un cosino alto 1:50 che peserà 35 Kg) non nasconde di far fatica a spingermi. Sì, lo so che son diventata enorme, ma, tesoro, sto per partorire e sono piena di acqua. Stronza.
Il reparto è semi deserto. Si sente solo qualche flebile gemito, io mi ritrovo a pensare alle scene di Nightmare, quelle del manicomio. Il ginecologo mi fa un tracciato, poi mi visita. "Signora, il collo è appianato, la devo ricoverare". MA NEANCHE PER SOGNO, penso io. Gli spiego che, per ragioni logistiche, ho scelto di partorire a Roma, firmo il rifiuto del ricovero ed esco da lì. Non so perchè, ma mi sento più sollevata.
Nel frattempo, Biscottino si dev'essere svegliato. Negli ultimi mesi mi sono abituata ai suoi calcioni, sempre salutati con un sorriso ed una carezza. Adesso mi sembra di avere due gatti che si azzuffano nella mia pancia. Tornata a casa, preparo il ciambellone per colazione, altrimenti Amo' è capace di morire di fame, nei prossimi due giorni. Penso che se sono in grado di preparare un ciambellone ci vorrà un'eternità a far finire questo travaglio.
A questo punto, però, mi sembra obbligatoria la telefonata all'ospedale, tanto per darmi un'idea sul da farsi. La signorina, gentilissima, mi chiede ogni quanto ho le contrazioni. Non spessissimo, dico io, già sapendo che mi dirà di aspettare a meno che non si rompano le membrane. Infatti. Aggiunge di mangiare qualcosa di leggero e fare un bagno caldo. Ordino un pizza (alla faccia!) e lascio perdere l'idea del bagno. Col senno di poi, è stata un'ottima idea. Penso che se le avessi dato retta, Biscottino sarebbe nato nella vasca da bagno di casa mia.
Forse galvanizzato dalla pizza, Biscottino continua a dimenarsi, mentre le contrazioni si fanno piuttosto frequenti, ma senza scendere sotto i tre minuti, almeno sembra. Me ne vado a letto. Amo', mi segue dopo poco. Io continuo a rotolarmi nel letto come un pollo allo spiedo, Amo' dorme saporitamente (beato lui... Mi sta quasi sulle balle...) io faccio avanti e indietro col bagno.
Alle 4:40 sento un POF... Opporcaputt... "Amo', ho rotto le acque". Incredibile ma vero, stavolta coglie il senso della frase al volo e schizza fuori dal letto. La Madre Suonata (che sarei io), dice di prendersela con calma, che il liquido è pulito. Anzi, perchè non ci facciamo almeno un caffè? La Madre Suonata meriterebbe uno schiaffone, ha rischiato di partorire suo figlio in macchina.
Tra una cosa e l'altra, non ultimo il fatto che debba vestirmi Amo', perchè ad ogni contrazione mi piego in due dal dolore ai reni, usciamo di casa alle 6.30 e ci mettiamo in macchina, direzione Prenestina. In autostrada non c'è traffico, per fortuna, ma PERCHÈ SENTO LA TESTA SUL COCCIGE?!?! Sarà un'impressione. Mentre Amo' cerca di dribblare il traffico sul raccordo (secondo me ventilando anche l'ipotesi di viaggiare sulla corsia di emergenza, o, al limite, sullo spartitraffico) mi rendo conto che abbiamo lasciato la fotocamera a casa. *@!//! (Sì, questa era un'imprecazione)
Arrivata in ospedale, vengo accolta da un'infermiera che mi chiede "Signora, cosa c'è?" Io, che ho una panza che sembrano due, e sono zuppa di liquido amniotico fino ALLE SCARPE sto per azzannarla alla giugulare. No, forse è meglio che mi contenga. Le dico che ho rotto le membrane, sono di 39+6, penso che ci siamo. Il genio mi fa accomodare su una sedia (ed io continuo a perdere come un lavandino rotto), mi fa compilare una scheda e mi chiede gli esami. Consegno tutta la cartellina; lei mi guarda male e mi dice che mancano degli esami. COME MANCANO?!? Li ho fatti tutti! Decidiamo di rifarli al momento. Lei mi disintegra una vena (dopo 15 mesi ho ancora il segno di quel prelievo) e nel frattempo mi attacca al monitoraggio. Guarda con aria scettica il tracciato e mi fa: "Signora, è il primo?" Annuisco. "Ci vorrà fino a stasera, guardi qua 'ste contrazioni". Io, che in quel momento non capisco neanche come mi chiamo, annuisco di nuovo con aria idiota. Però, timidamente, le faccio presente che io sento lo stimolo a spingere. "Signora, non è possibbbile, guardi il tracciato". Se lo dici tu... 
Lei chiama sù in reparto. "Seeee, una partoriente... Seeeee, preparate il letto, che finisce il tranaglio... Seeee, sicuramente pe' oggi pomeriggio. Seee, così sistema la borZa e tutto". Finalmente arriva un ginecologo a visitarmi. L'infermiera non fa in tempo a finire di dire borZa che lui annuncia "Con la borsa fate quello che vi pare, la signora di sotto in sala parto". Sono dilatata più di 7 centimetri. Guardo l'infermiera, le faccio un sorriso, quasi mi scappa una linguaccia... (SEGUE)



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