lunedì 13 dicembre 2010

Testina di cocco!

Rieccomi qui. Dopo la bellezza di un mese e mezzo.
In un caleidoscopio di casini, impegni domestici e figli tarantolati, stamattina riesco a ritagliarmi dieci minuti tutti per me ('azz, QUESTA sì che è una notiziona, hahaha!).

Dunque, cominciamo col dire che il Nano ormai è incontenibile. Non ci sono box che tengano (infatti l'ho tolto di mezzo, dal momento che scavalcava con grande agilità ed usciva) ed io, allo stremo delle forze, ho iniziato a pensare di somministrargli del bromuro nei pasti ☺

Tra i suoi mille sforzi quotidiani per acquisire indipendenza e la sua curiosità innata, ha trovato anche il modo di farsi venire il primo febbrone della sua vita. Naturalmente, essendo figlio mio, non ha mezze misure. O sta bene, o gli viene la febbre a 40°. Tutto mamma'. Dopo sospetti di sesta malattia, tonsille e via discorrendo, la cosa è passata così come è venuta.
In compenso la MammaFulminata ha avuto un paio di notti di inferno, cominciando dalla prima, quando a causa dell'aumento troppo rapido della temperatura, il Nano ha avuto qualche piccolo spasmo di convulsioni. Panico. Fortunatamente il tutto si è risolto in un paio di minuti. Io, in compenso, ho perso dieci anni di vita. 

Però c'è stata una buona notizia. La casa produttrice del seggiolone, non solo si è degnata di rispondere alle mie lamentele circa le cinghie (assicurandomi, naturalmente, che "Non si era mai verificata una situazione del genere"), ma addirittura sostituendole. Il risultato è stato abbastanza buono, nel senso che adesso non sfugge ogni tre minuti.

Finalmente gli si è "scollata" la testa. La cicatrice per ora c'è, ma meno brutta di quanto avessi temuto. Soprattutto, molto meno di come sarebbe potuta essere. Poi è nascosta dai capelli, via, ci è andata di lusso. 

Le abilità conquistate negli ultimi tempi sono tantissime, dal mangiare da solo anche le minestre (e GUAI se solo oso avvicinarmi io con un cucchiaio per imboccarlo) al camminare "a ragno", dall'iniziare a lavarsi i denti da solo al mettere le batterie nei telecomandi. Dall'amore per la pasta al ragù (che mangerebbe anche a colazione) adesso ha scoperto di avere una passione per il salmone affumicato. Probabilmente dovuta ai tempi della mia gravidanza, in cui ne mangiavo a quintali.


Solo nel parlare è un pigro di prima categoria. Blatera tutto il giorno, in perfetto Dieghese, ma in linea di massima indica quello che vuole dicendo "Euh".
Naturalmente se sono lenta a capire si incazza pure. 

Però. Ah, una conquista verbale l'abbiamo ottenuta. Parlando al telefono con la nonna di crêpes alla nutella e cocco, il nostro si è lanciato in un "cokkoo". Con le vocali strette, un po' alla sarda. Adesso è tutto un "testina di cocco", seguito da "cokkooo". 

Che il divoratore di salmone stia allargando i suoi orizzonti?

venerdì 22 ottobre 2010

Può succedere, prima o poi....

Sì, prima o poi potrebbe accadere.
Che il tuo consorte si alzi una mattina alle 5:00, per andare a lavorare e si ritrovi rapinato da un balordo in pieno pomeriggio. Dei soldi e del FURGONE scalcagnato della ditta.
E di dover passare ore ed ore dai carabinieri, per arrivare a casa, dulcis in fundo, alle 10:30 di sera. Evviva.

Potrebbe anche accadere che quel colloquio in cui tanto si sperava si perda per strada, perchè fonti piuttosto addentro alla vita sociale della comunità locale ti hanno più o meno fatto capire che nella struttura dove vorresti provare ad entrare a lavorare sono già stati sistemati tutti i "parenti di" ed "amici di". Sempre evviva.

Dulcis in fundo (intoniamo un Hallelujah!) potrebbe anche accadere che le cinghie del seggiolone di tuo figlio di 19 mesi, dopo essere state lavate in acqua fredda e poco detersivo, non rimangano più allacciate strette. Conseguentemente può accadere che tuo figlio, che è vivace, sì, ma non è mica Attila l'Unno, voli fuori dal seggiolone e finisca di testa sull'intelaiatura della finestra di alluminio. Quindi, può accadere di doverlo portare di corsa all'ospedale e che si ritrovi con la colla da sutura sulla fronte, perchè il pediatra non lo ha voluto traumatizzare con i punti.

Prima o poi può anche accadere che mandi una email al vetriolo alla casa produttrice del suddetto seggiolone, intimando una maggiore attenzione nel controllo degli standard qualitativi dei loro prodotti e non ti arrivino neppure due righe di scuse.

Prima o poi può accadere. Ma se proprio fosse dovuto accadere, avrei preferito il poi, piuttosto che il prima.


... Per fortuna, però, può anche accadere che al Pronto Soccorso non ti facciano aspettare mezz'ora con tuo figlio che gronda sangue dalla fronte e che ti ritrovi davanti un pediatra che fa il suo lavoro con attenzione, tanto che il piccolo infortunato dopo 10 minuti stia ridendo di gusto con un'infermiera che lo lascia anche giocare col suo telefonino di ultima generazione. Queste sì che son cose carine ☺

domenica 26 settembre 2010

La Latitanza sai...

... È come il vento...

No, scherzi a parte, sono colpevole, lo ammetto. Il periodo è stato denso di novità, cambiamenti, aggiustamenti e via discorrendo.

Prima di tutto: Amo' sembra che abbia finalmente trovato lavoro. Durerà? Speriamo.
Poveretto, esce di casa la mattina alle 6.30 e ci torna spesso e volentieri alle 21.00, ma, come si dice, al momento questo passa il convento.
Da qui la stanchezza.

Però, rovescio della medaglia, è pure un periodo che gli girano vorticosamente le balle h24.
Scommetto che se lo mettessi in acqua a Ostia, dopo poche ore lo troverei in Sardegna ☺
Ci rido sù, ma mi amareggia molto, la situazione. Mah, vedremo.

Il Vandalo, in compenso, ha scoperto le scalate. Ormai non c'è una sola sedia di casa su cui non si arrampichi almeno 3 volte al giorno. Ormai è totalmente incontenibile. Ma lo preferisco così, piuttosto che abulico e svogliato. Inoltre, da qualche giorno, ha iniziato anche a rivalutare i suoi giocattoli. Meglio tardi che mai.
Sono stata cazziata dalla pediatra perchè è magrolino (secondo me sta pensando di chiamare i servizi sociali, con l'idea che io affami mio figlio); pesa solo 11 Kg, a fronte di una statura di 80 e passa cm. Ho provato a spiegarle che mangia come un lupo e per di più è il moto perpetuo, quindi brucia parecchio, ma sembra che ci creda pochino.
Che poi, basterebbe guardare il padre, che è secco allampanato.
Tra l'altro, con tutti i bambini cicciottoni che ci sono in giro, preferisco di gran lunga che sia magrolino, visto che, causa metabolismo bavoso, io combatto col peso da una vita. Umpf!


Continua a parlare strettamente Dieghese, ma in compenso mi tempesta di domande su come si chiamino i vari oggetti. Indica con aria interrogativa. Io illustro. Dopo un paio di volte si ritiene soddisfatto e passa a domandare qualcos'altro. Naturalmente sempre in Dieghese.


Unico neo. È tornato a svegliarsi durante la notte. Credo che sia perchè sente freddo. Hai voglia a cercare di fargli capire che basterebbe non scalciare via le coperte. Urge acquisto di sacco nanna nuovo, il prima possibile. Per tornare ad avere il possesso del mio letto.


Sempre restando in tema di peso, soddisfazione! Ho perso 16 Kg e sembra che continui a scendere... URRÀ ☺
Dulcis in fundo. Sono in attesa di un colloquio per il parco tematico che aprirà qui ad aprile.


Incrociamo le dita. Anzi, se potete incrociatele pure voi, va'! ☺
 

lunedì 6 settembre 2010

(He's a) Maniac

PREMESSA: Chi di noi è stato bambino oppure adolescente negli anni '80 non può non ricordare questo film: le vicende socio-amorose-sentimentali di un'aspirante ballerina, che per campare fa la saldatrice in fabbrica. Si innamora del capo, che le fa avere un provino. Lei si incazza, perchè sotto sotto ha strizza di non riuscire, litigano. Poi l'improvviso decesso della sua anziana amica (ex ballerina, ovviamente) la spinge a tentare. Fa il provino, passa la selezione e trova l'amato ad attenderla fuori dalla scuola, assieme al (bellissimo) cagnone. Il film si chiude con un abbraccio appassionato sulle note di "What a Feeling". 
Ammettiamolo, la trama era un po' fiacca, nonostante il tentativo di entrare nella psicologia dei personaggi, nelle paure, nei desideri.
Ma la colonna sonora, ah beh, quella ha fatto storia.


Ora, immaginate la scena. 


Il Biscottino in cameretta, davanti al pc. La MammaFulminata, dopo averlo sollazzato con "Mamma che buon profumino" e "Volta la Carta" (Fabrizio De Andrè) tenta un esperimento e gli piazza una nuova canzone. Michael Sembello.


Il Biscottino ascolta le prime battute (quelle solo di batteria elettronica) con interesse, come a prendere le misure al tempo della canzone. Poi, con l'ingresso della tastiera.... Inizia a pestare i piedi in terra a tempo, come a correre sul posto. Saranno stati gli occhioni scuri, saranno stati i ricciolini che ha dietro la testa, ma giuro che per un attimo mi son vista davanti Jennifer Beals ☺


E se qualcuno non ha presente la scena... Guardatevela qui

mercoledì 1 settembre 2010

Le antimamma

Prendo spunto da un commento di un troll su nonsolomamma per una riflessione sulle antimamma. Le antimamma, per capirsi, sono quelle donne a cui vengono immediati crampi alle viscere e forse anche qualche attacco di squaraus al solo pensiero di procreare.

Nella mia vita ho conosciuto antimamme di diverse categorie. 

(In questa lista, ovviamente, non elenco le donne che, per natura o per destino, non hanno potuto esaudire il desiderio di maternità. Spesso e volentieri sono persone dolcissime che, nonostante le sfighe della vita, non riversano la loro frustrazione sugli altri. E non lo dico solo perchè fino a marzo 2009 facevo parte della categoria ☺)

Alla prima appartengono donne di cui ho grande stima: le coerenti con se stesse. Le CCSS sono donne che non sentono assolutamente l'istinto materno, che non hanno desiderio di riprodursi, di solito con un compagno che condivide la loro idea. Queste donne hanno una vita piena, soddisfacente, con tanti altri affetti, e, soprattutto, non si svegliano a 50 anni ripensandoci. Oltretutto, il più delle volte, queste nonmamme amano comunque i bambini altrui e non ti squadrano con disprezzo se esci perennemente in tuta e non sai neanche più cosa sia un parrucchiere. 

Un'altra categoria è quella delle "in fondo, domani è un altro giorno". Continuano a posticipare la maternità (neanche tanto sentita, in fondo) perchè hanno sempre qualcosa di più impellente: i lanci col paracadute, il salto dell'alligatore nelle paludi in Florida, la scalata del monte emmenthal in Svizzera. Una categoria sulla quale resto neutrale, perchè anche loro, di norma, non ti rompono le balle, prese come sono dalle loro mille avventure.

Terza categoria: le molto prese da se stesse. Queste donne sono totalmente assorbite dalla propria immagine, dal proprio corpo, dal proprio apparire. Sono quelle che al solo pensiero di perdere la linea si contorcono come se fossero possedute da uno squadrone di demoni danzatori di tarantella. Che passano ore ed ore a sfinirsi in palestra, che mangiano come canarini e che si sfondano di sole d'estate e di lampada in inverno. L'idea che le tette possano scendere un tantino con l'allattamento le deprime totalmente. Di solito, con l'avanzare dell'età, si dividono in due sottogruppi: quelle che iniziano i pellegrinaggi dal chirurgo estetico (perchè tanto, con l'età, le tette scendono lo stesso, hai voglia ad andare in palestra!) e quelle che, pentite della loro scelta, iniziano i pellegrinaggi dagli specialisti della fertilità. Per poi tornare, se riescono a sfornare il piccolo, a sfondarsi di palestra, lampada, sole e, già che ci sono, finire anche loro dal chirurgo estetico. Una categoria che, a conti fatti, mi lascia piuttosto indifferente.


In ultimo ci sono loro. Quelle che mi fanno venire l'orticaria, che mi fanno grattare peggio di uno sciame di zanzare - tigre. Quelle acidelle - snob.
Le acidelle snob, anche loro, suddivise in due sotto - categorie.
Della prima fanno parte quelle accoppiate, che scelgono per motivi loro di non fare figli, ma che in ogni caso ne sanno sempre più di te. Di come si cambiano i pannolini, di come si gestiscono i dentini, ma, soprattutto, sull'educazione dei figli. Di solito hanno un istinto vagamente hitleriano con forti accenti di Nietzische. Non di rado, cambiano idea e cercano di allevare dei piccoli superuomini o superdonne. Solitamente generando degli infelici, che non hanno mai razzolato in cortile perchè a due anni le genitrici li stavano istruendo per l'università.
Seconda sotto - categoria: quelle acide e stronze e basta. Odiano i bambini e tutto ciò che li riguarda. Ritengono delle idiote coloro che preferiscono farsi delle grasse risate parlando delle (dis)avventure dei figli, piuttosto che partecipare a qualche interessante meeting aziendale. Sono quelle che ti guardano schifate se non hai tempo (né voglia) di dedicare al make up la stessa cura di una volta. Hanno la casa piena di ninnoli di vetro di murano e criticano il disordine di casa tua.
Soprattutto, una volta che sei diventata mamma, per loro resti solo una mamma (cioè, l'idiota di cui sopra): non sei più una persona, una donna, un'amica e via discorrendo. No, sei "solo" una mamma. Tuo figlio è un essere inutile, inferiore, che sbava, rigurgita, ti costa un sacco di soldi, e - se non declama la Divina Commedia per intero a 3 anni - pure deficiente.
Queste donne, c'è da dirlo, di solito sono delle single per scelta. Altrui. Sono talmente acide, arroganti, spocchiose, che è difficile che qualcuno se le accatti.

Un consiglio? Se siete suscettibili agli umori altrui, evitatele come la peste. Vi farebbero dubitare delle vostre scelte per almeno 1 anno.
Però, se siete dotate di forte umorismo, frequentatele soprattutto quando siete un po' sfavate: vederle diventare color gorgonzola non appena raccontate loro di vostro figlio che non parla (ma in compenso si arrampica su tutte le sedie di casa) e, se potesse, dormirebbe assieme al cane sulla brandina è già un bello spettacolo. 
Ma, più di tutto, sapere che criticare, schifare, mortificare gli altri non è altro che una sorta di consolazione, vi farà sentire molto bene.


Poco caritatevole? Forse. Ma ogni tanto anche noi, che siamo "solo" delle madri idiote ci possiamo togliere qualche soddisfazione, no?
 

domenica 22 agosto 2010

Le due facce del Biscottino

Niente da fare. Di parlare non ne vuol proprio sapere. Nonostante le insistenze dei parenti, il Biscottino rimane tenacemente ancorato al dieghese.
Però, di recente, ha iniziato a mostrare un inquietante dualismo: il lato pratico - tecnologico e quello "monnezzaro".
Per quanto riguarda il primo, ad esempio, ha scoperto, che se impila una decina di dvd sul pavimento (comprensivi di custodia, ovviamente) riesce ad arrivare molto meglio ai controlli del televisore. Con grande gioia dei genitori fulminati, che magari stanno guardando qualcosa che li interessa. Poi ha capito anche che, se entra in un determinato cassetto, riesce anche ad arrivare alla gatta e prenderla per la coda (cosa di cui, ovviamente, lei si risente parecchio); mi toccherà sigillarli con lo scotch.
Dimenticato (per il momento, almeno) il telecomando, la nuova tecnopassione del VandaloBiscottato è il MOUSE. Niente al mondo lo intriga tanto quanto smanettare con quel piccolo aggeggio, possibilmente mandando a farsi benedire le sessioni in rete della mamma. Ho pensato che potesse essere utile dargliene uno vecchio, che non funziona più. Macchè. Capisce perfettamente la differenza.
Per di più ha capito come aprire lo sportellino del lettore dvd. Peccato che per ora i film non gli interessino tanto quanto aprire e chiudere quel coso fino a quando non lo romperà =)
Però, bisogna ammetterlo, per quanto possa essere impegnativo rimediare a queste sue alzate di ingegno, devo dire che è sveglio e da soddisfazione.


Però poi c'è il rovescio della medaglia. Eh sì. Qualcuno mi sa spiegare perchè i piccoli sono tanto attratti da tutto ciò che è "monnezza"?
Per esempio: perchè il Biscottino, con tante cose a disposizione per giocare (canoniche e non) si appassiona allo scopino del water? Non c'è propio niente da fare, nonostante i reiterati ammonimenti a non mettere le mani della tazza. L'unica soluzione è chiudere la porta del bagno, pregando, financo in aramaico antico, che non impari ad aprirla.
E perchè gli fanno impressione erba e foglie, mentre trova irresistibili le cacche dei cani?
 
Insomma, questo lato "monnezzaro" è solo suo, oppure lo condivide con altri bimbi?

sabato 14 agosto 2010

Il Biscottino anfibio

Oggi va così: doppio post. Dopo lunga meditazione sull'argomento, vi presento il Biscottino. Perdonatemi se è "censurato", ma è una precauzione che immagino comprendiate



















Riunioni di famiglia

Ci risiamo.
L' abbiamo sfangata per diverso tempo (dal battesimo del nipote, se non ricordo male), ma domani ci tocca. 
Pranzo di Ferragosto.

Un avvenimento di cui farei volentieri a meno. 


Intendiamoci, non è che abbia attriti con il parentado di Amo', anzi. E neppure con le famiglie delle cognate. 


Solo. Che. Sono. Troppi.

Di norma, in questi contesti, possiamo contare: noi tre; i genitori di Amo';  i due fratelli di Amo', con annessi: una fidanzata + una mamma (+, facoltativamente, anche due sorelle), una moglie + due figli (di cui uno di 3 anni e mezzo che affogherebbe il Biscottino senza rimpianto alcuno) + una mamma + una nonna + uno zio con moglie. Quando va bene, sono 16 persone. Direte voi, "E che sono mai, sedici persone?". Eh. Mica tanto. Specialmente quando si va a pranzo fuori.

Sarà che con l'età (e la maternità) sono diventata un po' più "intimistica", ma a me tutta sta gente insieme urta i nervi. Diventa un guazzabuglio dispersivo, non si possono mai scambiare più di tre parole con ciascun convitato, si finisce per parlare delle solite stronzate (e scusate il francesismo). Anche perchè se si toccano certi argomenti (tipo la politica) la Fulminata deve fare orecchie da mercante, altrimenti si finirebbe a discutere ferocemente.
Meglio evitare.


E poi, naturalmente, c'è un altro aspetto da tenere in considerazione. I famosi "buoni consigli". Non c'è una madre al mondo che non se li sia dovuti sciroppare, almeno una volta nella vita.
Di solito si inizia con le domande: "Ma non cammina? E come mai non cammina ancora? Ma gliele metti le scarpine in casa per farlo camminare?". Qui si parla di marzo, più o meno al tempo del primo compleanno del Biscottino. Invariabilmente le risposte erano: "No, non cammina, non so perchè, evidentemente non gli va, no, non gli metto le scarpe è meglio che stia a piedi nudi."


Ora, so già che mi toccherà il supplizio del parlare: "Ma non parla? E come mai non parla ancora? Ma come, il cuginetto alla sua età già parlottava". 
MASTICA...!!!!


Che poi, non è che Diego non parli. Solo che parla il Dieghese. Io lo capisco benissimo. Il padre meno, ma si sa che le mamme sono istintivamente bilingue.

E poi, detesto i paragoni. Il cuginetto alla sua età già diceva mamma, papà e altre cose? Bene, buon per lui. Però il Biscottino, in compenso, mette a posto da solo i suoi giochi, mangia di tutto (anche la pasta con i moscardini, piselli e pomodorini), non solo patatine fritte e parmigiano, ed è di buon carattere. Sta con tutti, adulti e bambini. Si diverte con niente, anche un cestino di mollette da bucato. Ha un orecchio straordinario per la musica ed ha un eccellente senso del tempo. Insomma, è un bimbo che ha i suoi tempi e le sue attitudini. E poi, come ho già detto, ride sempre.
Ringraziando il cielo, non nasciamo tutti uguali.

Pensatemi, domani, perchè proprio non ne ho voglia!

PS: Il Biscottino è un anfibio: l'abbiamo portato in piscina e per tirarlo fuori dall'acqua è stata necessaria una gru =)











venerdì 30 luglio 2010

Stanotte ho sognato....

Premessa: oggi poco humor, nel mio post, piuttosto riflessioni semi serie. Passatemela, è uno di quei giorni che mi sono svegliata col Blues.


Sarà stata colpa di Biancaneve (ieri sera ero sola, quindi cinema impegnato), saranno stati i 36 che iniziano a farsi sentire (mentre scrivo calcolo che sono nata tra mezz'ora) oppure il fatto che ieri il Biscottino, pur essendo stato un terremoto tutto il giorno, tutto sommato non mi ha fatto troppo sclerare. 
Stanotte ho sognato un altro Biscottino. Che somigliava in maniera inquietante a mio nipote A. Però era mio. I dettagli del sogno sono confusi, ricordo solo che lo allattavo (senza impazzire come è successo col Biscottino) e che nel sogno c'erano sia Amo' che la mia amica del cuore.
Diego, bisogna precisarlo, non è stato esattamente un arrivo preventivato. È stato da me fortemente voluto, quando ho saputo che c'era, ma non cercato in partenza. 
Ecco, oggi che compio 36 anni il mio più grande desiderio è avere un altro bambino. Magari stavolta coscientemente.
Possibilmente prima che le forze mi abbandonino definitivamente. 
La bestia (leggi SFM, SindromeFibroMialgica) per il momento sembrerebbe darmi tregua. Si accentua molto sotto stress, ma per il momento non sono ancora "masticata" dai dolori come mi è successo un paio di anni fa, prima del fatidico 26 giugno.
Magari anche prima di farmi l'intervento allo stomaco per l'ernia iatale, visto che una gravidanza rischierebbe di mandare a tarallucci e vino tutto il lavoro.

Insomma, sì, la Voglia di Bis - Maternità da qualche tempo è davvero forte. Così mi soffermo a pensare a questo pesciolino che ancora non c'è (e chissà se ci sarà mai) ed immaginarlo assieme al Biscottino. Chissà se avrebbe il suo stesso carattere? Chissà se la notte dormirebbe tutto di filato come lui, oppure mi farebbe impazzire? Chissà se anche lui mi verrebbe incontro a bocca spalancata per darmi la sua versione personale di un bacio?

Così, penso al Biscottino, a quanti progressi ha fatto, in 16 mesi e mezzo; il Biscottino che è il moto perpetuo, ma è dolcissimo. Che è cocciuto come un mulo, ma spiritoso. Sì, è spiritoso. A modo suo, ovvio, ma è spesso buffissimo e sospetto che lo faccia anche di proposito.
E poi ride. Ah, viva il cielo, ride sempre, o quasi. Di gusto. Ride quando Isottona lo fa cadere e gli fa lo shampoo, ride quando mi tira giù tutti i dvd dalla mensola, ride quando la gatta scappa terrorizzata perchè lui (soprannominato anche Attila) ha appena tentato di depilarla a mano.
Ripenso a quei 3,640 di peso, a quelle manine grandi per un neonato ma comunque piccole piccole, e guardo ora quelle mani capaci di tante cose: di tenere in mano una posata, di mettere in pila i cubi, di mangiare, di rifilare manate 'ndo cojo cojo e sì, anche di fare le carezze alla mamma dicendo "Caa - a" (che immagino sia la sua espressione di "cara").
Ripenso a quell'esserino minuscolo, che si attaccava al seno come un piranha (salvo poi addormentarsi dopo TRE minuti, ecco perchè scleravo) e lo guardo adesso, che si mangia un intero piatto di pennette al salmone (un pescivoro, mio figlio) e due pere.
Quel fagottino che era perennemente attaccato al mio bracco sinistro e che adesso corre per tutta casa e sbatte ogni due per tre, perchè è distratto come il padre ed imbranato come la madre.
Quel cosino urlante che ancora non parla (manco a parlarne, scusate il gioco di parole) ma che si fa capire bene quando vuole, come direbbe Vasco.
A volte è una fatica enorme, ma sì, ne vale la pena. Perchè poter godere di questo esserino che si evolve, che diventa grande, che un giorno sarà un uomo, mi da una gioia senza pari.

Quindi, oggi che è il mio giorno, vorrei che il Gran Capo lassù ascoltasse i desideri di una mamma: non chiedo molto, soltanto un lavoro più o meno stabile per il papà del mio Biscottino. Niente di trascendentale, basta che ci paghiamo l'affitto e le bollette. Non abbiamo bisogno di molto, tante cose le faccio io in casa. Solo un lavoro. Così magari, mettiamo in cantiere un altro Biscottino.

".... I know how busy you must be, 
       But hey, God,
       Do you ever think about me?"
                              (J.Bon Jovi, R.Sambora)

PS: sono nata da quasi un quarto d'ora... Tanti auguri a meeeeee!

domenica 18 luglio 2010

16 Mesi

Ci siamo. Un altro traguardo. 16 mesi fa, a quest'ora, ero in ospedale, ad insultare mentalmente l'infermiera che mi martoriava permanentemente un braccio. Ed alla fine, voilà, ecco qui questo cosino urlante.
Sono tre le cose che ricordo più distintamente del momento in cui è nato Diego: per prima cosa ho detto "Non ci credo, l'ho fatto io". Poi, quando me lo hanno appoggiato sul petto, lì per lì ho pensato di non essere innamorata pazza di mio figlio, come tante donne dicono che sia successo a loro. Però. Poi.
L'ho salutato. Lui urlava con quanto fiato aveva in gola, tremendamente seccato per essere stato tolto dal suo posticino al calduccio. Gli ho detto "Ciao". Proprio così, solo ciao. E Diego (che secondo me aveva già capito come prendere la mamma) si è girato verso il suono della mia voce. Mi ha guardata, piccolo Nano con ridotto campo visivo. E mi ha SORRISO. Una cosa che qualunque pediatra vi dirà che è un riflesso, non è una cosa volontaria. Sarà. Ma mi ha sorriso. Ed ha smesso istantaneamente di piangere. Se ci ripenso adesso viene da piangere a me.

Ora, sono passati 16 mesi. Per certi versi, sembra tanto più grande della sua età. Non tanto nei comportamenti o nel parlare (ancora adesso, già tirare fuori "mamma" è grasso che cola), quanto in quella curiosità, quell'indipendenza, quell'interesse per le cose del mondo che contraddistingue bambini più in là con l'età. Sa essere ostinato come un mulo, il mio Biscottino, ed è un terremoto, tanto che arriviamo a sera sfiancati: io, dal doverlo sorvegliare vita natural durante, lui dal suo continuo esplorare, girovagare, cercare di capire il perchè delle cose. A sera crolliamo, tutti e due.
Ma dal momento che lui, comunque, crolla prima di me, mi soffermo un po' a guardarlo mentre dorme. In quei momenti, addormentato nel suo lettino, il Nano riacquista tutta la sua natura di bimbo indifeso. In quei momenti l'amore per mio figlio mi travolge. Sono ondate di amore talmente forti, talmente profonde, che mi sembra quasi di annegarci dentro.
L'amore per lui non è stato istantaneo, immediato, come per altre mamme. I primi giorni sono stati strani, tutti presi com'eravamo da quest'altalena di emozioni a volte anche contrastanti tra loro, il regolarsi sui suoi ritmi, l'abituarsi a questa nuova realtà. Non è stata neanche una folgorazione. L'istinto di protezione, quello sì, è stato istantaneo, ma l'amare il Biscottino è stata una cosa cresciuta giorno per giorno, un pannolino alla volta.
Adesso è lì. Un sentimento che si è talmente radicato nel mio essere che sembra ne abbia sempre fatto parte.
Perciò, buoni 16 mesi, amore mio. Spero che la tua vita sia sempre piena d'amore, di luce, di passioni. Spero che tu acquisisca il senso della giustizia e dell'uguaglianza tra le persone. Che tu cresca consapevole del bene e del male, che sceglierai sempre di fare la cosa giusta. Spero che tratterai le donne con rispetto e con gentilezza e spero di riuscire a non fare di te un uomo superficiale. Posso darti solo tutto il mio amore, cercare di trasmetterti quei valori in cui ancora credo e sperare che tutto vada per il meglio.

Amare, sperare.

mercoledì 14 luglio 2010

Quell'inquietante silenzio...

Ieri mattina la MammaFulminata si è presa addirittura il lusso di andare a fare plinplin senza spettatori, approfittando del fatto che 1) il Biscottino era tutto preso dai Teletubbies e 2) Isottona la bulldogga stava ancora russando placida sulla brandina.
Uno di quei momenti di rara beatitudine e tranquillità.
Il pargolo era stato momentaneamente lasciato "incustodito" sul seggiolone. 
Naturalmente legato come un salame, memore di un paio di tentativi di fuga.

La MammaFulminata, in bagno, procede a darsi una lavata.
Il Biscottino ancora non spiccica parola, ma è comunque un tipo ciarliero. Specialmente al mattino è tutto un Dede, Baba, Iaiaia, risatine e via dicendo.
"E pooooi silenzi", cantava Renato Zero.
Avete presente "quei" silenzi?
Quelli che teoricamente sembrano normali, ma quando si ha un nano in casa si sa benissimo che sono forieri di mille cataclismi? Ecco.
Poi, si sente uno strano rumore. Tak, Tak, Tak.
Come se qualcuno stesse mescolando il caffè. Rumore di tazza, precursore di rumore di cocci.

Immaginate ora la MammaFulminata che si PRECIPITA fuori dal bagno senza neppure asciugarsi il muso e si affaccia alla porta del salone. E trova il Biscottino (anche detto il Vandalo) seduto comodamente sul vassoio del seggiolone, che si è allegramente rovesciato addosso il contenuto di una zuccheriera (ovviamente appena riempita) e sta saggiando la resistenza del coperchio contro lo spigolo del tavolo. In un nano-secondo la MammaFulminata guadagna la pole position, agguanta il Vandalo e lo porta di peso sotto la doccia (ha zucchero anche tra i capelli) prima che decida ANCHE di provare a volare.
Lui, per tutta risposta, prima ride beato, improvvisando uno scrub allo zucchero su una pelle ancora perfetta (la sua), poi, rendendosi conto che sta per essere ripulito, protesta indignato per i biechi tentativi di sua madre di frustrare i suoi esperimenti.

Dopo aver eliminato tutto l'appiccicume, la MammaFulminata provvede a dare una pulita al seggiolone, sacramentando contro lo zucchero e contro se stessa, immaginando di aver allacciato male le cinghe del seggiolone (permettendo così la fuga dell'Impavido Biscottino), con i sensi di colpa che possono venire solo ad una madre.
E invece no. Cinghie allacciate, ed anche ben strette.

Mi sa che mio figlio è la reincarnazione di Houdini.

giovedì 1 luglio 2010

Riflessioni

Ieri, così come il giorno prima, quello prima ancora e via discorrendo, ho trascorso la solita ora a vagliare attentamente gli annunci di offerte di lavoro. Sono arrivata ad una conclusione: sono Vecchia. Il maiuscolo non è casuale. Serve proprio a rafforzare il concetto.
Nel mondo del lavoro, specialmente di un certo tipo, non c'è posto per una donna di 35 anni.
Ho sempre lavorato a contatto col pubblico, ho iniziato che avevo 14 anni. Ero in vacanza da mio padre, a Londra, e lui mi lanciò (quasi letteralmente) dietro il bancone del bar.
Da adolescente sacramentai per questa sua scelta, ma passato qualche anno mi sono resa conto di quanto mi sia stato utile. Ho, come si diceva una volta, imparato un mestiere. 
Tant'è che ho continuato a farlo, intervallandolo con altre professioni. 
Sono sempre stata una alla mano, mi sono adattata a fare quello che trovavo. Sono stata barista, cameriera, baby sitter fissa, ma anche fotografa di fiducia per un paio di gruppi, segretaria, ho lavorato al punto di accoglienza turistica in Valle d'Aosta. Recentemente, data la crisi e visto che rischiamo di finire sfrattati da un giorno all'altro, ho fatto anche l'aiuto cuoca, sostituendo per qualche settimana la titolare del posto.

Eppure, tutta l'esperienza che ho, non conta molto davanti all'anagrafe. C'è un bar, qui vicino, che ogni due mesi rimette l'annuncio per la ricerca di personale. Amo', che consoce i titolari, è andato a parlarci, facendo presente che avevo mandato loro il CV. Gli hanno risposto che l'avrebbero considerato, ma che cmq cercavano una giovane, per via del contratto.
Evviva.
Alla faccia di chi dice che la vita inizia a 40 anni.


Poi, ho scoperto anche un'altra cosa. No, in realtà non l'ho scoperta, ma è stata una conferma. Sono diventata un cofano abbozzato. Almeno, secondo i canoni di tendenza. Il mio sederone, le mie cosciottone, sono un limite invalicabile, un muro oltre il quale è impossibile andare. 
Che fine hanno fatto l'esperienza, la preparazione, l'educazione, il saper trattare con i clienti?In 20 anni che lavoro è successo solo una volta che abbia mandato (tra l'altro educatamente) a stendere un signore, che di sabato sera, col bar strapieno, mi ha cambiato 6 volte l'ordinazione per un tavolo di 10 persone.

Ci sono momenti, come stamattina, in cui lo scoramento mi assale.

E mi domando: è possibile che per lavorare ci sia bisogno di essere delle sgnacchere?

Soprattutto, domando ai signori uomini: è meglio un caffè schifido, tipo brodo (ma senza tortelli), servito da una pischelletta sgnacchera oppure un buon caffè, un cappuccino bello cremoso, servito da una donna normale?

Meno male che il Biscottino è maschietto. Ed è anche belloccio. Se non si guasta col crescere, con un po' di fortuna, potrebbe anche fare il cameriere.

lunedì 21 giugno 2010

18 Marzo 2009, ore 10:17 (parte seconda)

Scendo in sala parto a piedi. Nonostante tutto, le gambe mi reggono ancora, benchè assomigli ad una lumaca e mi lasci dietro scie bagnate ad ogni contrazione. Ho caldo. Non vedo l'ora di levarmi sta cavolo di felpa di dosso. Ma perchè, poi, mi sono messa una felpa di pile? Ah sì, perchè sono uscita di casa all'alba e faceva freddo. Sì, ma ora sto facendo la schiuma.
Arriva un'ostetrica, che, senza dire AI o BAI, mi piazza sotto il sedere un pallone. Sì, un pallone, di quelli con cui si giocava da bambini. Quelli grandi, enormi, che ti ci siedi sopra e salti. Fichissimo. Quasi quasi inizio a saltellare in giro per la sala parto. Arriva un'altra contrazione, forte, e penso che forse sarà meglio soprassedere. Nel senso letterale del termine. Nel frattempo Amo', che mi segue come un'ombra senza però starmi sui piedi, mi massaggia la schiena. Quella sì che mi fa veramente male. Ogni tanto l'ostetrica ritorna a controllarmi per vedere come siamo con la dilatazione. Io, che nel frattempo mi son stufata di stare seduta sul pallone, mi alzo e comincio a passeggiare in giro per la sala. Quando arriva una contrazione canto. C'è della musica in sottofondo ed io penso che preferirei avere la selezione del mio lettore MP3. Ce l'ho nella borsa, ma a questo punto ritengo inutile tirarlo fuori. Così canto. Gli U2. Springsteen. I Bon Jovi. I Nomadi. Forse qualcosa di Vasco. Non ricordo bene. L'ostetrica mi guarda interrogativa. "Ho fatto la cantante per 20 anni, mi distrae". Sorride, annusce (sicuramente mi ha presa per scema), poi mi ricontrolla.
Si sono fatte le 9:40. Ho terribilmente sonno. Non ho dormito un accidente stanotte.
Se solo si muovesse qualcosa. Mi ricontrolla, per l'ennesima volta, e dice che c'è l'ultmo bordino del collo che non si gira, è quello che blocca il tutto. Mi dice di prendere un bel respiro. Obbedisco e, prima ancora di capire, lo rigira lei a mano. AHIA! Ecco. Tutto il mio sdegno sta in quell'ahia. E le contrazioni iniziano a farsi ballerine, meno frequenti e meno forti. Scommetto che se quel dannato bordino si fosse sistemato prima avremmo già finito. Uffa. 
Penso che tutte le mamme con cui ho parlato, erano emozionatissime, mentre partorivano. Io non vedo l'ora che finisca. Non tanto per vedere il Biscottino, ma proprio perchè sono stanca, sono esausta, e facciamola finita! Mi domando se questo non sia indicativo di uno scarso istinto materno.
Mi piazzano una dose di ossitocina nella flebo per far ripartire le contrazioni come si deve. Neanche un minuto e porcaputt! questa era VERAMENTE forte! Una, due, tre, quattro, una dietro l'altra e mi sistemano sul lettino. Avevo pensato di mettermi accucciata, ma in questo momento mi sento una foglia trasportata dal vento. Fate un po' come vi pare, basta che la finiamo. Sopra il lettino c'è una corda, lei mi dice di aggrapparmici: "Spingi, Valeria, spingi", io obbedisco. Lo sento, è proprio lì lì. "Adesso basta", penso. "O dentro o fuori, non si può andare avanti così". L'ostetrica è lì col dannato bisturi a tagliuzzarmi, arriva una contrazione e penso "FUORI!!!" Sono lì, appesa ad una corda come Tarzan sulla sua liana e non mi posso fermare, perchè ho deciso che è ora, e sono stanca, e MMMMMMMHHHHHHHHH (tutto quello che sono in grado di articolare) e lei smette di tagliare e lascia di corsa il bisturi e allunga le mani e "GNEEEEEEE!"
È mio figlio che strilla, indignato.

Sono le 10:17 del 18 Marzo 2009, è nato Diego

18 Marzo 2009, ore 10:17 (parte prima)

È il 17 Marzo, martedì. Il papà del Biscottino (da ora in poi detto "Amo'" per brevità) è ancora in coma. 
Io non ho più sonno. So che dovrei dormire adesso, perchè dopo potrebbe diventare un'utopia, ma la panza ormai è enorme, mi ci vogliono 16 manovre già solo per alzarmi dal letto. Vai, va', mi alzo e vado a fare un giro al mercato settimanale sotto casa. Già che ci sono, vado pure al bar a prendere un paio di cornetti per Amo'. Mi vesto, scendo, inizio a girellare tra i banchi, mentre penso distrattamente "Speriamo che non decida di nascere stamattina, altrimenti qui, solo per uscire con la macchina mi ci vuole mezz'ora".
Sono stata a fare il tracciato proprio il giorno prima, il Biscottino ha dormito tutto il tempo. L'infermiera ha detto "Signora, questo qui non ne vuol proprio sapere, minimo passerà un'altra settimana". Io vado a termine il 19. Due rapidi calcoli sulle fasi lunari, e penso che il prossimo cambio di fase lunare sarà il 26. Beh, no, in realtà il prossimo cambio sarebbe domani, ma visto quello che diceva l'infermiera... 
Prendo i miei cornetti al bar, passo a salutare le farmaciste, che mi chiedono se ci sono novità. No, tutto tace, non ne vuol sapere. Così esco dalla farmacia. Ma... E adesso? Cos'è, una contrazione? 
Naaaa, sarà la solita di preparazione. Passano 25 minuti e TAK! Altra contrazione. No, decisamente non mi sembra una di quelle di preparazione. Mi sembra un po' fortina. Torno a casa, nel frattempo Amo' è uscito dalla sua narcolessia e si aggira per casa con aria assente. Gli piazzo sotto il naso un cornetto, aspetto che finisca e TAK! Altra contrazione.
Ora, il mio ometto (come tanti altri ometti) è uno che ci mette un po' a rendersi conto che c'è qualcosa che non va, ma stamattina, chissà come mai, recepisce al volo. "Che c'è?"
"Au", rispondo io, che di norma sono un tantino più esauriente. Lo vedo innervosirsi all'istante.
In una frazione di secondo la mandibola si contrae, l'occhio si stringe a fessura, lo sguardo si fa sospettoso. Secondo me sta pensando anche lui al mercato sotto casa ed al fatto che per uscire dalla via bisognerà fare il giro del mondo. Cerco di tranquillizzarlo e, tanto per rafforzare il concetto, mi metto a sistemare la cucina, poi inizio a preparare il pranzo. Però, giusto per sicurezza, mentre cuoce la pasta vado a controllare la borsa dell'ospedale. C'è tutto. Manca solo la fotocamera, ma quella ce la metto all'ultimo momento (una scelta di cui mi pentirò, in seguito).
Così, di 25 minuti in 25 minuti, passa il pomeriggio. "Uhm, forse dovrei chiamare il ginecologo e sentire che dice". Il mio ginecologo è forte, una vecchia quercia, con anni ed anni di esperienza sulle spalle. Ha fatto nascere mia cognata ed anche il figlio di mia cognata. Solido. Intuisce dal battito cardiaco se il nascituro è maschio o femmina. Nel mio caso c'era poco da domandarselo, nella famiglio di Amo' le femmine sembrano bandite. Lo sapevamo che era un maschietto, prima ancora dell'eco. Del resto, poi, il biscottino non ha mai nascosto nulla, ad ogni eco era sempre lì con tutto all'aria. "Scostumato", ho pensato l'ultima volta.
Al telefono, il ginecologo mi suggerisce caldamente di andare a fare un tracciato in ospedale, tanto per vedere come procede. Lui sa già che ho intenzione di partorire altrove, data la tendenza al cesareo facile dell'ospedale locale. E poi, lui è in pensione, quindi se dev'essere un estraneo a seguirmi, preferisco farlo come dico io.
Decidiamo di andare. Mi piazzano su una sedia a rotelle e l'infermiera (un cosino alto 1:50 che peserà 35 Kg) non nasconde di far fatica a spingermi. Sì, lo so che son diventata enorme, ma, tesoro, sto per partorire e sono piena di acqua. Stronza.
Il reparto è semi deserto. Si sente solo qualche flebile gemito, io mi ritrovo a pensare alle scene di Nightmare, quelle del manicomio. Il ginecologo mi fa un tracciato, poi mi visita. "Signora, il collo è appianato, la devo ricoverare". MA NEANCHE PER SOGNO, penso io. Gli spiego che, per ragioni logistiche, ho scelto di partorire a Roma, firmo il rifiuto del ricovero ed esco da lì. Non so perchè, ma mi sento più sollevata.
Nel frattempo, Biscottino si dev'essere svegliato. Negli ultimi mesi mi sono abituata ai suoi calcioni, sempre salutati con un sorriso ed una carezza. Adesso mi sembra di avere due gatti che si azzuffano nella mia pancia. Tornata a casa, preparo il ciambellone per colazione, altrimenti Amo' è capace di morire di fame, nei prossimi due giorni. Penso che se sono in grado di preparare un ciambellone ci vorrà un'eternità a far finire questo travaglio.
A questo punto, però, mi sembra obbligatoria la telefonata all'ospedale, tanto per darmi un'idea sul da farsi. La signorina, gentilissima, mi chiede ogni quanto ho le contrazioni. Non spessissimo, dico io, già sapendo che mi dirà di aspettare a meno che non si rompano le membrane. Infatti. Aggiunge di mangiare qualcosa di leggero e fare un bagno caldo. Ordino un pizza (alla faccia!) e lascio perdere l'idea del bagno. Col senno di poi, è stata un'ottima idea. Penso che se le avessi dato retta, Biscottino sarebbe nato nella vasca da bagno di casa mia.
Forse galvanizzato dalla pizza, Biscottino continua a dimenarsi, mentre le contrazioni si fanno piuttosto frequenti, ma senza scendere sotto i tre minuti, almeno sembra. Me ne vado a letto. Amo', mi segue dopo poco. Io continuo a rotolarmi nel letto come un pollo allo spiedo, Amo' dorme saporitamente (beato lui... Mi sta quasi sulle balle...) io faccio avanti e indietro col bagno.
Alle 4:40 sento un POF... Opporcaputt... "Amo', ho rotto le acque". Incredibile ma vero, stavolta coglie il senso della frase al volo e schizza fuori dal letto. La Madre Suonata (che sarei io), dice di prendersela con calma, che il liquido è pulito. Anzi, perchè non ci facciamo almeno un caffè? La Madre Suonata meriterebbe uno schiaffone, ha rischiato di partorire suo figlio in macchina.
Tra una cosa e l'altra, non ultimo il fatto che debba vestirmi Amo', perchè ad ogni contrazione mi piego in due dal dolore ai reni, usciamo di casa alle 6.30 e ci mettiamo in macchina, direzione Prenestina. In autostrada non c'è traffico, per fortuna, ma PERCHÈ SENTO LA TESTA SUL COCCIGE?!?! Sarà un'impressione. Mentre Amo' cerca di dribblare il traffico sul raccordo (secondo me ventilando anche l'ipotesi di viaggiare sulla corsia di emergenza, o, al limite, sullo spartitraffico) mi rendo conto che abbiamo lasciato la fotocamera a casa. *@!//! (Sì, questa era un'imprecazione)
Arrivata in ospedale, vengo accolta da un'infermiera che mi chiede "Signora, cosa c'è?" Io, che ho una panza che sembrano due, e sono zuppa di liquido amniotico fino ALLE SCARPE sto per azzannarla alla giugulare. No, forse è meglio che mi contenga. Le dico che ho rotto le membrane, sono di 39+6, penso che ci siamo. Il genio mi fa accomodare su una sedia (ed io continuo a perdere come un lavandino rotto), mi fa compilare una scheda e mi chiede gli esami. Consegno tutta la cartellina; lei mi guarda male e mi dice che mancano degli esami. COME MANCANO?!? Li ho fatti tutti! Decidiamo di rifarli al momento. Lei mi disintegra una vena (dopo 15 mesi ho ancora il segno di quel prelievo) e nel frattempo mi attacca al monitoraggio. Guarda con aria scettica il tracciato e mi fa: "Signora, è il primo?" Annuisco. "Ci vorrà fino a stasera, guardi qua 'ste contrazioni". Io, che in quel momento non capisco neanche come mi chiamo, annuisco di nuovo con aria idiota. Però, timidamente, le faccio presente che io sento lo stimolo a spingere. "Signora, non è possibbbile, guardi il tracciato". Se lo dici tu... 
Lei chiama sù in reparto. "Seeee, una partoriente... Seeeee, preparate il letto, che finisce il tranaglio... Seeee, sicuramente pe' oggi pomeriggio. Seee, così sistema la borZa e tutto". Finalmente arriva un ginecologo a visitarmi. L'infermiera non fa in tempo a finire di dire borZa che lui annuncia "Con la borsa fate quello che vi pare, la signora di sotto in sala parto". Sono dilatata più di 7 centimetri. Guardo l'infermiera, le faccio un sorriso, quasi mi scappa una linguaccia... (SEGUE)



domenica 20 giugno 2010

Eccoci qui!

Tra le tante cose a cui non pensavo, quando aspettavo mio figlio, c'era il non aver più tempo per il blog.
Già, il blog. I miei post erano sagaci, arguti, a volte commoventi (come quando è morto il mio cagnone), spesso spiritosi. Soprattutto erano puntuali.
I miei interessi erano tantissimi. A dire il vero, lo sono ancora, solo che manca il tempo per approfondirli. Mi capitava di scrivere anche alle 3 del mattino.
Eh, ma questo era prima.
Prima del Biscottino, naturalmente.

Il Biscottino ha 15 mesi e 2 giorni.

È la mia gioia. Anche se è, naturalmente, tarantolato, come si conviene ad un nano della sua età.
Ve lo presenterò in un prossimo post, ora l'Italia ha pareggiato e papà è troppo preso dalla partita per sfamare il Biscottino!